Un blog di Eloisa Massola.
Online da ottobre 2007.
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Il primo post su Natividad e le ragioni che mi hanno spinta ad aprire questo spazio.
«Ci sarebbero meno bambini martiri se ci fossero meno animali torturati, meno vagoni piombati che trasportano alla morte le vittime di qualsiasi dittatura, se non avessimo fatto l'abitudine ai furgoni dove gli animali agonizzano diretti al macello.»
Marguerite Yourcenar

By Blografando


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La cucina veg* è salutare, saporita e appetitosa: lo sa chi si cimenta ogni giorno ai fornelli, inventando piatti sfiziosi… e privi di carne!
Eppure il menù veg* della maggior parte dei ristoranti italiani è quanto di più desolante possiate immaginare: alzi la mano chi, dopo aver chiesto un piatto vegano o vegetariano, non si è trovato di fronte a una triste insalata mista rigorosamente scondita o, peggio, non è stato guardato come se fosse un marziano.
Per fortuna non tutti i locali si assomigliano e anche in Italia possiamo trovare ristoranti graziosi, accoglienti sia verso la clientela umana sia verso quella a quattro zampe, gestiti da personale che conosce la cucina veg* e la realizza con fantasia.
Questa nuova categoria del blog nasce proprio dall’esigenza di “premiare” ristoranti, bar e locali sensibili alle ragioni del vegetarismo e, al contempo, per segnalare quelli peggiori, che ogni buon animalista e vegetariano dovrebbe evitare.
Inizio con due segnalazioni, una positiva e una negativa.
Pollice alto per la Trattoria Rolle di Viverone: locale confortevole, ben arredato e accogliente. La cucina non è tipicamente veg*, ma il personale è disponibilissimo a cucinare su richiesta appetitosi piatti vegani/vegetariani. Gli animali sono ben accetti: quando mi ci sono recata insieme al mio Mickey, ci hanno sistemati a un tavolo comodo, lontano dal passaggio dei camerieri (per salvaguardare la coda del mio quattrozampe!) e hanno messo a nostra disposizione una bella ciotola d’acqua. A richiesta (e gratuitamente!), la Trattoria offre ai nostri amici cani anche una porzione di crocchette. (Regione: Piemonte)
Pollice verso per l’ Hotel Pavillon di Courmayeur: struttura alberghiera lussuosa ed elegante, completa di sauna e piscina, ma decisamente poco sensibile alle esigenze dei veg*. Costretta a recarmici per un pranzo di lavoro, ho telefonato con largo anticipo per chiedere che mi venissero preparati alcuni piatti vegetariani (dato che l’intero menù preparato per l’occasione era a base di carne!). Risultato: al menù prestabilito hanno aggiunto una caprese, lasciando invariato il resto delle portate. E meno male che sul sito si precisa che il menù «viene studiato giornalmente dal nostro chef, con piatti della cucina nazionale, internazionale (!!) e tipica valdostana»!
Quanto poi al «servizio impeccabile e altamente professionale», mi duole sottolineare che è stato ben al di sotto delle aspettative. Non metto in dubbio che il suddetto personale sia abituato a gestire facoltosi clienti (onnivori!); con la sottoscritta, però, si è dimostrato tutt’altro che “professionale”. I camerieri che servivano il mio tavolo non erano stati neppure avvertiti della mia richiesta di mangiare vegetariano e non sapevano cosa rispondermi, quando domandavo notizie del mio menù. Non solo: dopo la prima portata, la cameriera, ogni volta che si avvicinava al mio tavolo, chiedeva ad alta voce, con tono di evidente disapprovazione: «E’ qui la vegetariana?». Cosa me lo domandi a fare, se per me non hai comunque preparato niente? Viste le premesse, ho preferito non appurare se gli animali fossero ammessi o meno alla sala ristorante… (Regione: Valle d'Aosta)
Una volta, durante una discussione tra amici sulle vergognose condizioni di sfruttamento dei cosiddetti “animali da allevamento”, mi è stato chiesto di fornire sull’argomento fonti attendibili che riguardassero l’ Italia e l’ Europa: su Internet e su pubblicazioni di vario genere, infatti, si trovano spesso immagini, filmati e testi riguardanti macelli e allevamenti ubicati in altri continenti.
I miei amici sostenevano – con la testardaggine tipica di chi preferisce ignorare una scomoda verità – che in Italia barbarie come la macellazione di animali coscienti non vengono compiute, perché vietate per legge.
La realtà, purtroppo, è ben diversa da quella descritta sulla carta: per risparmiare tempo e denaro, non ci si preoccupa di controllare che lo stordimento dell’animale sia andato a buon fine e in molti casi vitelli, maiali e conigli vengono letteralmente tagliati a pezzi mentre sono ancora del tutto coscienti.
A questo proposito, su AgireOra.org potete leggere un interessante reportage sui macelli europei e scoprire come vengono uccisi gli animali di cui anche in Italia ci si nutre.
Riporto qui di seguito alcuni stralci dell’inchiesta, invitandovi a scaricare l’intero dossier sul sito AgireOra.org:
"I maiali sono trascinati per le orecchie per obbligarli a entrare nel macello. Quei maiali che hanno difficoltà a camminare ricevono calci."
"Alcuni maiali sono ancora coscienti mentre restano appesi durante il dissanguamento. Appesi per le zampe, soffrono di lacerazioni muscolari e panico mentre stridono e urlano".
"Nella trappola di stordimento gli animali scivolano e cadono, e sentono l'odore del sangue degli animali che vengono dissanguati al di là della trappola."
"Un vitello appena accoltellato e ancora cosciente provava a respirare mentre vomitava il contenuto del suo stomaco."
"Data la scarsa effcacia con cui si dosa la scossa elettrica prima del dissanguamento, in questo macello le pecore ancora coscienti erano appese per le loro estremità."
"Accoltellate e ancora coscienti, le pecore si dissanguano nonostante i loro vani sforzi per scappare davanti allo sguardo degli altri che attendono."
"Circa il 20% dei conigli riprendono coscienza mentre si stanno ancora dissanguando."
"Quelli che si trovano nelle casse possono vedere, sentire e odorare la morte dei loro compagni. I conigli sono animali sensibili e che si spaventano facilmente."

Dal sito Agireora.org
L’unico modo per porre fine a queste atrocità è smettere di consumare carne, passando al vegetarismo.
Della cucina vegetariana si è già parlato ampiamente sulle pagine di questo blog, pubblicizzando ricette e iniziative come La Settimana Vegan.
Organizzare fra parenti, amici, conoscenti e colleghi di lavoro pranzi e cene veg*, diffondendo il più possibile le ragioni del vegetarismo (anche tramite opuscoli e depliant) è un ottimo sistema per sensibilizzare le persone sul tema della sofferenza animale.
Oltre a questo, AgireOra propone iniziative e materiale informativo da distribuire nella propria città: per ulteriori informazioni, cliccate qui.
pubblicato sabato, 06 giugno 2009, 17:44 in vegetarismo
Dopo un anno di pausa, torna la grande festa vegetariana vegana! Dal 5 al 7 giugno 2009, la sesta edizione del VegFestival porta al parco Le Serre di Grugliasco (città del bio) buon cibo, musica, conferenze, spazio bimbi ludico e didattico, spettacoli… tutto all’insegna del rispetto verso gli animali e l’ambiente.
Saranno inoltre attivi numerosi laboratori dove sperimentare la propria manualità con materiali semplici, poco costosi e non inquinanti: cucina senza ingredienti di origine animale, detersivi e cosmetici, pane, erbe spontanee, borse...; e ancora il ristorante bio, il bar sempre aperto, l’area shopping con prodotti 100% vegetali (cibi, bevande, prodotti d’erboristeria, scarpe, vestiti, accessori, libri…), il circo senza animali, gli spazi informativi...
Ma non è tutto! Da quest’anno, al Vegfestival, anche l’area benessere in cui i visitatori potranno farsi coccolare da un massaggio rilassante o apprendere le pratiche yoga senza che il portafoglio ne risenta; e ancora: un’area presentazione libri, una mostra d’arte, la paninoteca, la pizza e tante altre sorprese.
Dalle dieci del mattino alle due di notte il VegFestival sarà aperto a tutti coloro che vogliono saperne di più sul mondo veg e, a giudicare dal numero sempre crescente di visitatori, sembrano essere tanti!
( Fonte: il sito ufficiale del VegFestival.)
Per saperne di più: www.vegfestival.org • info@vegfestival.org

Per fare pubblicità alla mostra virtuale, preleva il banner qui sopra e inseriscilo sul tuo sito, linkandolo a http://www.novivisezione.org/mostra/index.htm
Molti affermano "la vivisezione non esiste più".
O non sanno di cosa parlano, o sono in malafede.
"Vivisezione" non è solo il sezionare la rana viva, o gli atroci esperimenti del passato in cui i cani venivano legati con cinghie a una tavola e poi sezionati.
Quello non esiste quasi più, è vero (tranne che per alcune sfortunate rane nei laboratori didattici).
Oggi la vivisezione è ben altro. Molto peggio. E' chiamata "sperimentazione animale" o addirittura "ricerca medica", ma rimane, secondo la definzione del dizionario, "vivisezione". E', per estensione "qualunque tipo di sperimentazione effettuata su animali di laboratorio che induca alterazioni a livello anatomico o funzionale, come l'esposizione a radiazioni, l'inoculazione di sostanze chimiche, di gas, ecc."> [Dizionario De Mauro, ed. Paravia].
E' questo che milioni di animali ogni anno, nel mondo, subiscono nei laboratori: avvelenamenti con sostanze chimiche, farmaci e cosmetici compresi, induzione di malattie artificiali di ogni genere (cancro, sclerosi multipla, varie imitazione dell'AIDS, malattie cardiovascolari, ecc.), esperimenti al cervello, esperimenti sul dolore, e molto altro.
I signori vivisettori vogliono essere chiamati "ricercatori" o "scienziati". Altrimenti si offendono. Ma i loro camici bianchi non sono diversi da quelli dei macellai. E se ci sono meno macchie rosse è solo perché la sofferenza da loro inflitta agli animali di ogni specie non sempre richiede di versare sangue.
Qui sono disponibili alcune foto che testimoniano la sofferenza degli animali, ma la sofferenza più atroce è quella che non si vede, è quella del cane con la sclerosi multipla, del topino bianco col cancro, della coniglia tenuta prigioniera in un gabbia minuscola e imbottita di sostanze chimiche fino a generare figli deformi.
Le foto non sono recentissime, perché è sempre più difficile accedere ai laboratori: i vivisettori sono "orgogliosi" del proprio lavoro, ma solo se non si fa vedere in cosa consiste.
Dal sito Novivisezione.org
Vai alle foto...
Inoltre, per chiunque decida di consumare prodotti "cruelity free" (o semplicemente desideri informarsi), riporto il link al sito V I V O [Comitato per un consumo consapevole].
Ogni anno, nel mese di maggio, si svolge la Giornata mondiale contro la Proctor & Gamble, una multinazionale che finanzia direttamente gli esperimenti sugli animali e che è coinvolta nei processi di produzione e distribuzione di numerose marche di cosmetici, detergenti, cibi per animali ecc.
Per i detergenti, gli animali utilizzati sono conigli, cavie, topi; per gli alimenti per animali vengono sottoposti a esperimenti cani e gatti (!!).
Scegliere di boicottare la P&G è una scelta fondamentale per la tutela dei diritti degli animali e un’occasione preziosa per affermare la nostra ferrea opposizione alle torture compiute su esseri innocenti e indifesi in nome del guadagno.
Qui di seguito sono elencate tutte le colpe della P&G, che non si fermano solo alla sperimentazione animale:
DANNEGGIAMENTO ECONOMIE POVERE
Insieme a Nestle', Kraft e Sara Lee, Procterm & Gamble (Folgers coffee) e' ritenuta responsabile del ribasso del costo del caffe' in Sud America e Africa, situazione che ha portato sul lastrico numerosi piccoli coltivatori del chicco arabico, danneggiando le economie di paesi gia' provati.
ATTENTATO ALLA SALUTE
L'uso della "olestra" nella produzione di snack e' risultato pericoloso. Infatti questo prodotto di sintesi può indurre al mancato assorbimento di vitamine liposolubili e causare diarree.
Multinational Monitor ha denunciato le pressioni esercitate da P&G sulla Food and Drug Administration per ottenere il permesso di usare questo ingrediente.
OGM
"Earth Island Journal" e la guida inglese "Gm Free" citano le patatine Pringles tra i prodotti contenenti OGM.
INQUINAMENTO
La questione ambientale è per la P&G una nota dolente.
Nonostante l'invenzione di ricariche per diminuire gli imballaggi, permane il gravissimo problema dello smaltimento dei pannolini.
"Consumer Currents", nel 1995, ha inserito P&G nella lista delle aziende che finanziano false associazioni ambientaliste per ottenere da queste sostegno.
VIVISEZIONE
P&G è da anni colpita dal boicottaggio degli animalisti.
Associazioni internazionali, BUAV, PETA e Uncaged, accusano P & G di utilizzare nei cosmetici ingredienti sperimentati sugli animali.
Addirittura, benché non obbligatorio e del tutto inutile, la P & G testa anche il prodotto finito.
Nel giugno 2002 la British Union for the Abolition of the Vivisection ha pubblicato un memoriale trapelato dalla P&G, nel quale vi erano riportate le strategie dell'azienda per bloccare la legge europea per la messa al bando dei test cosmetici entro il 2009 e nel caso fosse stata approvata (come poi effettivamente e' successo) era prevista una strategia per immettere sul mercato prodotti sperimentati su animali altrove.
P&G risulta essere cliente dei laboratori Huntington Life Sciences: filmati clandestini dimostrano come una ricerca svolta in HLS per P&G abbia portato all'uccisione di 48 scimmie.
VIVISEZIONE E PETFOOD
Un'altra grava colpa della P & G risiede nell'industria del petfood.
IAMS ed Eukanuba, note marche di cibo per cani e gatti, vengono prodotte attraverso cruenti esperimenti su animali.
Le immagini shock sono state acquisite grazie all'investigazione della Peta, la P & G continua a negare..ma le prove sono purtroppo schiaccianti: migliaia di cani e gatti torturati ogni anno.
(Fonte: Veganlink • Vegan in movimento)
E questi sono i prodotti e le marche da boicottare:
Snack:
Pringles
Pet food:
Eukanuba, Iams
Bevande:
Alldays, Folger, Tender Leaf Tea, Sunny Delight
Detergenti e prodotti per la casa:
Tide, Ariel, Ace, Bolt, Dash, Mastro Lindo, Comet, Swiffer, Spic & Span, Senz'Acqua, Nelsen, Lenor, Mister Verde, Viakal, Baleno, Febreze, Mister Verde, Tuono, Puo'
Prodotti per l'igiene personale:
Head & Shoulders, Pantene Pro-V, Vidal Sassoon, Camay, Topexan, Pantene Pro-V, Keramine H, Head & Shoulders, Infasil, AZ
Prodotti in carta e cellulosa:
Tempo, Puffs, Bounty, Puffy
Assorbenti e pannolini:
Lines, Lines, Lei Linidor, Intervallo, Pampers, Tampax, Dignity
Cosmetici:
Max Factor, Oil of Olaz, Laura Biagiotti Roma, Hugo Boss, Noxzema, Giorgio Beverly Hills, Ellen Betrix, Herbal Essences, Nuances,
Farmaceutici:
Vicks, Pepto-Bismol, Dridonel, Noxell, Blendax, SmithKline & French, CACIT 1000, CacitVitamina D3, Nativelle, Actonel
(Fonte: Veganlink • Vegan in movimento)
Ai seguenti link, infine, potrete scaricare le liste dei prodotti (italiani e stranieri) che, al contrario, hanno aderito allo Standard Internazionale NON Testato su Animali:
http://www.lav.it/index.php?id=716
http://www.gocrueltyfree.org
Attenzione: la LAV aggiorna costantemente la sua Guida pratica al NON testato, inserendo man mano tutte le aziende che scelgono di aderire allo Standard; è perciò bene consultare il link sopra riportato periodicamente, in modo da essere sempre informati sulle aziende “virtuose”.
pubblicato sabato, 16 maggio 2009, 11:14 in allevamenti
Da non perdere la puntata di “Report” della prossima domenica, 17 maggio, che sarà incentrata sugli orrori degli allevamenti intensivi e sul loro disastroso impatto ambientale.
Riporto, di seguito, il comunicato stampa della redazione di “Report”:
In Italia siamo 60 milioni di abitanti e macelliamo circa 500 milioni di polli all’anno, 4 milioni di bovini e 13 milioni di suini. Ma siccome non ci bastano il resto lo importiamo. Con il resto s’intende quella carne che serve ad arrivare al centinaio di chili che ognuno di noi mangia. Stessi quantitativi si consumano in Europa e Stati uniti. Ma sul pianeta Terra vivono 6 miliardi e mezzo di persone, molti muoiono di fame, altri che la carne non possono permettersela la vorrebbero. Tra qualche anno diventeremo 10 miliardi, potremmo produrre carne per tutti? C’è chi dice che sarebbe il suicidio del pianeta. Fao, Onu, Ipcc avvertono che il 18% dei gas serra che alimentano i cambiamenti climatici sono frutto degli allevamenti, che battono tutte le altre attività umane, comprese le emissioni dell’intero parco auto del pianeta. Ancora: un chilo di carne di bovino ha consumato dieci volte il suo peso in cereali per essere prodotta - cereali che potrebbero sfamare molte più persone - e ha consumato 15.000 litri di acqua. Non basta. Più della metà degli antibiotici prodotti sono usati per uso zootecnico. Le malattie negli allevamenti intensivi aumentano, così come i ceppi di batteri resistenti agli antibiotici, ma aumentano anche le malattie umane da benessere come patologie coronariche, diabete, obesità che direttamente derivano da eccessivo consumo di alimenti animali. Senza contare il problema della montagna di liquami ed escrementi che inquinano acque e terreni e non sappiamo più dove mettere. Anzi no, pur di non chiudere allevamenti, adesso in Veneto, Lombardia e Emilia Romagna la parola d’ordine è: pirogassificazione, ovvero fare energia elettrica con pollina e simili. Potere calorico ridicolo, efficienza economica nulla, inquinamento da fumi intollerabile, ma l’escamotage è stato equiparare la pollina all’energia solare ed eolica e quindi usufruire degli incentivi che pagano quattro volte il valore di mercato dell’elettricità ricavata da fonti rinnovabili! La cosa paradossale è che meno costa produrre il cibo carne, con questo modello di allevamento industrializzato, più aumenta l’impatto sull’ambiente, così che l’agricoltura è la prima vittima di un paradigma economico che non regge più. Che fare?
pubblicato giovedì, 14 maggio 2009, 21:02 in vegetarismo
Avrà luogo il 16 maggio prossimo, in concomitanza nelle città di Milano, Lione e Praga, il Veggie Pride 2009: giornata d’incontro, studio e dibattito sulle ragioni del vegetarismo.
Qui trovate il programma completo della giornata milanese.
Vi invito inoltre a visitare con cura e attenzione l'intero sito del Veggie Pride perché, oltre a pubblicizzare la manifestazione, contiene intelligenti spunti di riflessione sulla filosofia di vita vegan e sul suo rapporto con la società dominante.
In particolare troverete:
• una rassegna dei luoghi comuni più diffusi sui vegetariani, supportati (ahinoi!) da articoli di giornale tratti da svariate testate;
• Diffondere lo stile di vita vegan: una critica, saggio breve sull’importanza dei valori di riferimento del vegetarismo e sulle modalità di dialogo fra vegetariani e onnivori;
• una sezione dedicata alle Famiglie Veg*;
• materiale pubblicitario e informativo da scaricare, conservare e diffondere.
Segnalo inoltre l’importante iniziativa della città di Gand, in Belgio. Cito da “La Repubblica” del 13 maggio scorso:
GIOVEDI' zucchine, melanzane o insalata mista. Bistecca? Proibita. Succede in Belgio, più precisamente a Gand, la prima città amica dell'ambiente ad istituire ufficialmente un giorno alla settimana rigorosamente vegetariano. L'iniziativa presa nel cuore delle Fiandre orientali viene presentata oggi. E il "veggiedag" parte da questa settimana. Il buon esempio verrà dato in primis dai funzionari pubblici e dai politici, che, almeno il giovedì, rinunceranno all'amata fettina per virare decisamente su un menù verde. Da settembre toccherà poi ai bambini, cittadini consapevoli in erba, che alla mensa scolastica per un giorno non troveranno più la carne.
A dare l'annuncio ufficiale oggi è Tom Balthazar, consigliere comunale della città, che si occupa di salute e ambiente. E per far digerire meglio l'iniziativa ai più riluttanti, il comune ha invitato i cittadini a festeggiare e ad assaggiare spuntini gourmet - rigorosamente vegetariani - comunica la Eva, Ethical Vegetarian Alternative, organizzazione che ha cooperato alla creazione della campagna cittadina.
Gand è la prima ad ascoltare il monito a favore dell'ambiente lanciato dalle Nazioni Unite, anche se presto altre città in Belgio potrebbero seguire il suo esempio. Perché anche un piccolo passo può fare la differenza: secondo la Fao, il bestiame è responsabile del 18 per cento delle emissioni globali di gas serra e l'Onu ha rinnovato gli appelli a rinunciare al consumo di carne almeno una volta ogni sette giorni. Oltre a ridurre così la famigerata carbon footprint, - ovvero l'impatto ambientale - Gand vuole anche mandare un segnale contro l'obesità e promuovere un'alimentazione più equilibrata e sana, tagliando il colesterolo.
Si parte questa settimana. Con tanto di mappe che illustrano i percorsi vegetariani della città, evidenziando ristoranti, bar e mense che offrono menù in linea. E brochure e corsi di cucina tematici per ristoratori.
Insomma, ogni tanto leggiamo qualche buona notizia; sebbene l’astensione dal consumo di carne un giorno alla settimana risponda solo ad esigenze ecologico-ambientaliste, senza tenere in giusta considerazione il problema della sofferenza animale.
pubblicato mercoledì, 29 aprile 2009, 18:04 in vegetarismo
Ricevo e pubblico la risposta di Marco "Vega" Trucillo a questo mio post. La sua lettera è stata riportata in corsivo, le mie risposte in viola.
A me, onnivoro con tendenze carnivore è capitato anche l'opposto: ossia quello di essere
visto come "mostro" da parte dei vegetariani o vegan e non è raro vedere foto di animali
straziati e macellati con scritte infamanti (beh mica son scemo che non so che per mangiare
un animale devo prima ucciderlo). Personalmente ritengo il mangiare carne una cosa perfettamente
naturale così come pure l'uccidere l'animale prima di mangiarlo.
Purtroppo questo è un errore in cui cadono molti. Io stessa, prima che mi fosse dimostrato il contrario, non mi ero mai soffermata a riflettere su questo fatto lampante e tuttavia molto spesso ignorato: l'uomo NON E' un animale carnivoro. Lo è diventato successivamente, per una sorta di adattamento/emulazione dei carnivori e gli studi di anatomia comparata dimostrano che noi non deriviamo affatto da questi ultimi (la nostra dentatura e il nostro intestino non hanno nulla in comune con quelli del gatto o del cane, ad esempio), bensì siamo frugivori, ovvero consumatori di frutta e verdura.
Tra l'altro checchè ne dicano i vegetariani/vegan le proteine vegetali NON contengono tutti gli 8 amminoacidi essenziali e quindi a meno di non interrvenire con un sostegno esterno non si vive bene.
Su questo ti posso smentire con la mia esperienza personale: i miei esami del sangue sono perfetti!
Per ogni chiarimento, comunque, ti rimando al testo VegPyramid, esaustivo saggio della dott. ssa Luciana Baroni (medico chirurgo e specializzata in Nutrizione e Dietetica, nonché presidentessa della Società Scientifica di Nutrizione Vegetariana), da cui cito:
«Per dieta ottimale si intende ogni tipo di dieta che promuove salute e longevità attraverso la riduzione del rischio di malattie croniche, di cui è altresì in grado, con piccoli aggiustamenti, di favorire l'arresto e la regressione. Per le sue caratteristiche, questa dieta è necessariamente una dieta a base di cibi vegetali, i quali debbono essere consumati il più vicino possibile allo stato naturale e in cui tutti i cibi animali devono essere presenti in quantità molto limitata se non definitivamente esclusi. Non si tratta solo del concetto più evoluto [e in Italia ancora quasi del tutto ignorato, aggiungo io] nel campo della nutrizione, ma soprattutto in quello della medicina preventiva» [1].
Personalmente non guardo con disgusto la verdura: mi piace, del resto sono... onnivoro.
Veniamo ai punti:
1) [Sugli allevamenti intensivi.] E' vero tutto quello che dici e sono anche d'accordo con te: ma secondo me questo modo di fare non risolve il problema. Del resto a me le carni di allevamento non piacciono specie se parliamo di polli o conigli. Preferisco quelli ruspanti: il sapore è nettamente diverso. In generale sul
discorso di base siam d'accordo.
Be', se tutti i "carnivori" del pianeta si astenessero dal consumare le carni degli allevamenti intensivi il problema sarebbe risolto, invece - e in brevissimo tempo!
Purtroppo, sono pochissime le persone che compiono questa scelta o che, in alternativa, scelgono di nutrirsi di carne biologica (decisione, questa, non risolve il problema dell'uccisione dell'animale, ma almeno consente a mucche, maiali e polli di vivere una vita tranquilla e priva di inutili sofferenze!).
Ne ho avuto esperienza diretta poco tempo fa: il mio compagno e io abbiamo aderito a un Gruppo d'Acquisto Solidale che, fra gli altri prodotti, trattava l'acquisto di carne biologica al 100%: avendo parecchi amici e parenti "carnivori" (tutti fieri oppositori del vegetarismo e sostenitori della teoria che "non bisogna smettere di consumare la carne, bensì consumare carne biologica"), ho passato loro i listini e i moduli d'ordine, credendo di fare loro cosa gradita. Sai in quanti l'hanno acquistata? Nessuno! Solo mia madre e mia suocera - che sono le uniche a non aver mai fatto proclami. Tutti gli altri hanno preferito la bistecchina del supermercato, più facile da procurare... anche se ricca di ormoni e antibiotici!

Immagine da Agire Ora
2) L'inquinamento prodotto dagli allevamenti intensivi: mah lo stesso avviene anche per le produzioni "vegetali". Per i nuovi sistemi di potezione effettuati sui chicchi di grano/granturco le api rischiano l'estinzione. Allora che facciamo non mangiamo pane/pizza/pasta/ecc?
Il problema è sempre e solo l'uomo.
Infatti io propongo non solo di astenersi dal consumo di carne, ma anche da quello di frutta e verdura proveniente da coltivazioni intensive. L'invito che rivolgo a tutti, anche attraverso le pagine di questo blog, è di preferire sempre e solo il biologico (attenzione: il biologico vero! Le truffe abbondano anche in questo campo, purtroppo...), il "km-zero" e, se possibile, cercare di produrre da sé tutto ciò che è possibile: coltivare un orto, coltivare un frutteto, sono attività che fanno bene sia al corpo che all'anima e che ci aiutano a "staccare" dai ritmi di vita stressanti a cui la vita moderna ci costringe.
3) Sul consumo di carne eccessivo siamo d'accordo. Sull'impatto sul terzo mondo no. Nel senso che
che le grosse produzioni anche di vegatali hanno su un terzo mondo un impatto molto più grave specialmente verso i paesi che hanno sempre campato sulla produzione di un prodotto agrigolo X e si vedono arrivare lo stesso prodotto a costi inferiori addirittura a quanto serve a loro solo per produrlo da parte di paesi industrializzati che usano colture intensive, OGM, schifezze varie.
Su questo argomento, siccome non brava con numeri e percentuali, ti invito a scaricare il depliant illustrativo di Sai che cosa mangi?
4) La BSE non c'entra con il consumo della carne in sé: lì il problema è nato dal cannibalismo forzato a cui sono stati sottoposti gli animali. La cosa era già saputa e si era sviluppata tra popolazioni cannibali anche di essere umani: lì è la natura che vuole aggiustare con la selezione un problema che crea l'uomo per avere più soldi: ma se proprio vogliamo estrogeni e compagnia vengono dati anche alle piante e "possono risultare cancerogene per l'uomo e causare gravi disfunzioni a livello ormonale". Allora che faccio non mangio nemmeno le verdure? Sto digiugno?
No, mangi biologico, come ho scritto sopra. E' vero che perfino l'aria e le piogge sono inquinate ma, se coltivi la tua verdura come si deve (o la acquisti da un produttore di tua fiducia), la percentuale d'inquinamento del tuo organismo e dell'ambiente si riduce notevolmente. E perfino il palato ne guadagna, come scrivevi giustamente poco sopra!
Non dobbiamo smettere di consumare, perché ci estingueremmo: dobbiamo piuttosto imparare a consumare con maggiore consapevolezza e intelligenza, facendo un passo indietro quando necessario. (E qui potrei dilungarmi sulla teoria della decrescita... ma sarebbe un discorso troppo vasto!)
Quanto alla BSE e a tutte le malattie trasmesse dagli animali all'uomo (l'ultimo caso è quello dell'influenza suina), hai ragione: non c'entrano col consumo di carne. C'entrano però con le vergognose modalità di allevamento diffuse a livello mondiale, contro cui animalisti e ambientalisti si battono da anni.
Io rispetto i vegetariani, pure quelli "finti" (sì conosco tanti che ad esempio il pesce lo mangiano) ed a prescindere dalle loro motivazioni. Ma alcuni si spingono davvero al fanatismo chessò accusando di essere assassini chi è diverso da loro, o non volendo seguire ragioni o non volendo sentir ragioni. Dei quattro punti che hai elencato solo sul primo mi trovi totalmente d'accordo, ma vabbè il mondo è bello perchè è vario: l'importante è che uno sia convinto delle cose che fa.
Sono d'accordo. E ti dirò di più: penso che il "fanatismo" di alcuni vegetariani, a cui alludi, derivi proprio dal fatto che il vegetarismo è una scelta di vita che si rifà a valori e princìpi ben definiti e questo genera spesso un moto d'orgoglio - che deve essere gestito in modo razionale ed equilibrato, se non si vuole cadere nell'esagerazione.
[1] L. Baroni, VegPyramid, Edizioni Sonda, Casale Monferrato 2008, p. 21.
pubblicato lunedì, 27 aprile 2009, 18:28 in notizie
A proposito della pandemia di influenza suina, tralascio le maggiori testate giornalistiche italiane (che si abbandonano al solito buonismo interessato: «In Italia è tutto sotto controllo e non bisogna diffondere inutili allarmismi: continuate a ingozzarvi serenamente e non create problemi») e cito come fonte principale Terra News, il sito del neonato quotidiano ecologista:
[...] L’epidemia di febbre suina che si è sviluppata in Messico, con alcuni casi registrati anche negli Stati Uniti, «ha il potenziale per trasformarsi in una pandemia». Ad affermalo, il direttore generale dell’Organizzazione mondiale della sanità, Margaret Chan, precisando che è tuttavia troppo presto per poter fare previsioni. Un dato è sicuro: i continui allarmi sul diffondersi dei virus rischiano di mettere seriamente in crisi un modello produttivo, quello dell’allevamento intensivo.
È la tesi di Enrico Moriconi, medico veterinario, in prima linea nel movimento protezionista e animalista, secondo il quale gli allevamenti intensivi sono un laboratorio d’evoluzione per gli agenti infettanti. Per Moriconi sono due i fattori determinanti in questo processo: «Il primo è il grande numero di animali raccolti in uno spazio ristretto: la concentrazione di virus e batteri è già statisticamente significativa.
E poi c’è l’uso di antibiotici somministrati per compensare i danni derivati dalle condizioni innaturali di vita. La somma di questi due fattori facilita la mutazione dei virus e dei batteri». Il virus del tipo A/H1N1, che ha causato in ora decine di morti tra Messico e California, «è lo stesso dell’aviaria, solo che prima la formula per riconoscerlo era H5N5. Il problema di questi virus HN è che possono cambiare il proprio patrimonio genetico, mutando sia la capacità infettante sia le specie che possono infettare».
Insomma, siamo alle solite: condizioni di allevamento innaturali, disumane e prive di qualsiasi scrupolo riguardo al benessere degli animali e dell'ambiente generano epidemie pressoché incontrollabili, mettendo a rischio la salute di milioni di persone.
Lasciano sgomenti le dichiarazioni di politici, giornalisti e associazioni di allevatori, che cercano di gettare acqua sul fuoco e ci invitano a non creare
« ingiustificati allarmismi che nel passato hanno provocato una psicosi nei consumi che è costata miliardi di euro al sistema produttivo, con perdite stimate di 2 miliardi per la mucca pazza (2001) e di mezzo miliardo per il pollame con l’aviaria (2005)» (così la Coldiretti).
Già. Alla faccia dei 149 morti messicani e di tutti i contagiati dell'America del Sud e del Nord. Un numero talmente esiguo da poter essere nascosto sotto al tappeto. Come sempre - finché durerà.
Esasperata dalla leggerezza e dal qualunquismo con cui vengono liquidate le ragioni del vegetarismo, inauguro oggi una nuova "rubrica", che si aggiornerà ogni volta che troverò materiale utile gironzolando nel Web:
Lo stupidario dell'antivegetarismo
Ovvero: tutte le c*****e i luoghi comuni contro cui noi vegetariani siamo costretti a combattere ogni giorno!
«Se per "normale" intendiamo "naturale" allora chi non mangia carne non è normale.»
("Barchiuso Moleto" il 15 aprile 2009, sulla mia pagina di Facebook.)
Sbagliato! L'uomo non nasce affatto come animale carnivoro, come si crede comunemente (non ne abbiamo la struttura e il nostro intestino e la nostra dentatura sono ben diversi da quelli dei predatori), ma come FRUGIVORO.
Il consumo di carne è stato un successivo adattamento della specie.
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